mercoledì 29 settembre 2010

Teenage riot. Ovvero De iuventute.

Teenage riot in a public station

gonna fight and tear it up in a hypernation

for you

[Sonic Youth, "Teenage riot"]

Sonic Youth, oggi punto di partenza per riflessioni amarognole.

Gli anni ottanta stano per finire. Sta per finire l'era di Ronald Reagan, sta per finire la prima Repubblica, travolta dallo scandalo di Tangentopoli, sta per finire uno dei periodi più belli per la scena underground statunitense: questi anni sono stati gli anni di gruppi come Black Flag, Minutemen, Mission of Burma, Fugazi, Dinosaur jr. e i succitati Sonic Youth. Non solo loro, a dire il vero, ma a nominarli tutti ci dilungheremmo troppo. Anni che stanno per finire, stanno per finire schiacciati in mezzo agli assoli di Slash, nell'ultimo rantolo del rock che era stato per lo più sesso e droga e poco "& roll", e alla disperazione, al nichilismo del grunge. Che diventa ben presto l'inno di unintera generazione disillusa, che in Kurt Cobain trova il megafono della sua sensazione di inadeguatezza. Finirà come sappiamo: contratti con i giganti del mercato discografico, unplugged con MTV, e un colpo in testa con un fucile e il dolore dei fan.

Non fa per me la nostalgia di epoche mai vissute, che sembra sempre andar di moda tra giovani intellettualini, ma erano anni duri, almeno a sentire chi li cantava e chi ne scriveva. E la teenage riot che cantano Kim Gordon e soci sembra preannunciare la sommossa di L.A del 1992, quando la polizia uccise un giovane afroamericano.

Ne ho già parlato a proposito di Tracy Chapman e dei Rage Against the Machine, nomi che spero non vi siano sconosciuti.

Altri tempi. L'ho già detto e rischio di diventare noioso come quei vecchi che al bar del paese ti apostrofano con un "Ai miei tempi!", che ai loro tempi le cose sì se le sono sudate, ora la strada è sempre in discesa.

Altri tempi nel senso che crescono i dubbi sulla capacità dei ragazzi di riuscire a costruire qualcosa che non siano quattro gruppi su Feisbuc, o una semplice manifestazione studentesca per ottenere la carta igienica nei bagni. Certo ora per fortuna è arrivata la Gelmini con le sua riforma, è arrivato il ministro La Russa e le sue bellissime attività formative con il supporto dell'esercito (leggere per credere).

http://it.peacereporter.net/articolo/24373/Libro+e+moschetto%2C+italiano+perfetto+-+3http://it.peacereporter.net/upload/3/36/364/3641/36419.PDF

E allora anche io sono sceso e scenderò in piazza. Continuerò a fare le mie manifestazioni, a partecipare alle assemblee, anche se fai fatica, che ogni ora sembra buona per portarti avanti con lo studio, che a volte sembrano ore perse.

Ci si continua a credere e ad essere ottimisti. Fino ad un certo punto.

Fino a quando mi renderò conto che alla fine alla maggior parte degli universitari vuole i suoi nove corsi all'anno e pure di qualità, e non gliene può fregare di meno del ricercatore di matematica o lettere antiche. Come disse un ragazzo ad un'assemblea di maggio:

"Ma siamo proprio sicuri che in quest'Italia la maggior parte delle persone non ci veda semplicemente come degli sfigati che stanno tutto il giorno in uno stanzino davanti ad un computer?"

E' una provocazione ovviamente. Ma chissà che tutto ciò che si sta facendo, porti veramente a muovere qualche coscienza. Possiamo marciare, possiamo informare, e tanti ragazzi stanno lavorando egregiamente, ma a volte la sensazione è quella di seminare sulla pietra. O no?

E concludendo, è veramente interessante saltare di palo in frasca, buttare pensieri in libertà senza preoccuparsi di connessioni logiche già precarie quando nascono nella mente. Ma che ci si può? Di questi tempi ringrazio Dio di sentire di avere ancora qualcosa da scrivere.

Allenati per la vita. E chi è morto in Afghanistan ed in Iraq? Come le spieghiamo quelle cose lì?

venerdì 10 settembre 2010

Uno strano Dio, quello di questo baffone.


Certo che questo pastore evangelico della Florida ha fatto un bel casino. E' strano come un uomo solo possa creare una baraonda del genere.
Hanno un bel da fare questi estremisti di destra, questi evangelici del nuovo millennio catechizzati a pane e televisione, a scagliarsi contro quello e quell'altro, contro quel comunista abbronzato che è Obama e contro i musulmani, e poi contro le chiese appena un po' più liberal.
Dalle televisioni (andate a cercare chi è Glenn Beck e cosa sono i Tea Party) arrivano ad un sacco di gente, parlano all'America profonda e alla sua pancia e ne esce un inquietante rigurgito di razzismo violenza: pochi dicono come prima dell'11 settembre il più grande attentat nella storia degli Stati Uniti fosse stato compiuto da un estremista di destra.
Ma allora i neo-conservatori, gente à la George Bush o Sarah Palin, dissero che erano episodi isolati, come erano casi isolati gli omicidi di ginecologi che praticavano legalmente l'aborto. Omicidi compiuti di preferenza nelle case delle vittime, davanti ai figli.

E' uno strano Dio quello di questo pastore della Florida dai baffi fantasiosi, di questi difensori di Cristo pronti a distruggere il prossimo loro. Ed è una lezione per noi, a farci sentire, per far sì che questa gente non si faccia anche nostra portavoce.

domenica 5 settembre 2010

Sciami di idee bislacche

Sulla Lega ho scritto tanto, ho letto tanto, ho cercato di capire, ma a volte proprio non ci riesco. E mentre i massimi dirigenti dalla cravatta verde pontificano a Rimini, al meeting di Comunione e Liberazione, quindi parlano ad una platea di buoni cristiani, mentre Tremonti al celticissimo Berghem' Fest dice che cose come la sicurezza sul lavoro sono lussi che non possiamo più permetterci (la Cina è più vicina, ma a destra), ecco che a Resana, riporta oggi Metilparaben, è successa una cosa molto bella.

Il sindaco leghista è andato alla festa di chiusura del Ramadan.

La premessa è la partecipazione di una delegazione dell'amministrazione comunale alla festa di chiusura del Ramadan promossa dall'associazione culturale islamica "Pace" sotto il tendone allestito a ridosso degli impianti sportivi comunali di Resana. Assieme al sindaco Mazzorato, 46 anni, imprenditore tessile, ci sono il suo vice, Pierino Luisetto, l’assessore all'Integrazione sociale Leopoldo Bottero, un funzionario del Comune e il presidente dell'Avis locale che, come già negli anni scorsi, ha rinnovato l'appello per una donazione di sangue da parte dei cittadini extracomunitari.

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=117148&sez=NORDEST

Questo è quanto riporta il Gazzettino.

Le parole del sindaco Mazzorato:

Ci teniamo molto all’integrazione, i 150 islamici di Resana (su poco meno di novemila abitanti) sono ben inseriti e rispettano le regole. È giusto aiutarli ad ambientarsi e lo stiamo facendo anche col lavoro della cooperativa "Casa per l’uomo"».
Bello insomma, uno pensa, non sono tutti pronti alla caccia al rom, al musulmano, non sono tutti pronti difensori della cristianità solamente quando c'è da guadagnare un po' di voti. Ci sono anche le persone di buonsenso che magari rappresentano una destra con cui non si condividono certi valori, ma con cui si può discutere.E invece no. Il sindaco di Resana, Mazzorato è un fottuto (questa è una parola mia) vegetariano di sinistra, che i leghisti hanno arruolato solo per vincere alle comunali. Riprendendo Metilparaben:

Macchè leghista, non scherziamo: quello è un vegetariano di sinistra, un tipo strambo». La scomunica arriva dal falco del Carroccio, il senatore Piergiorgio Stiffoni (foto), appena uscito da un incontro con il questore Carmine Damiano e il capo della Mobile Riccardo Tumminia: «Abbiamo parlato della vicenda di quel marocchino che picchiava la compagna perchè non rispettava il Ramadan e adesso devo sentire di un sindaco che addirittura partecipa a quei riti!? Per carità».

Peccato insomma . E mi direte, mi diranno, ma stai sempre a parlare della Lega, ma lasciali stare. Dicono che siamo comunisti un po' invidiosi perchè qui nel Nord-Est non vinciamo mai e allora ci aggrappiamo a queste cose che sono solamente episodi di folklore, come le minacce di guerra civile, con milioni di bergamaschi pronti a marciare su Roma, come il muro sull'argine contro gli omosessuali depravati, del sindaco di Adro che dice "Chi non vuole mangiare il maiale vada a casa. Siamo liberi di proporre ai nostri bambini menu della tradizione padana", e via così.

E' giusto scriverne, è giusto domandare di tutte queste cose, di tutte le contraddizioni in cui queste persone cadono. E' giusto scrivere che mentre si dice che tutti i clandestini delinquono, ignorando che in Italia, per una loro legge, è praticamente impossibile arrivare regolarmente, ecco mentre si dice che è il buonismo dei cattocomunisti che ha ucciso il bambino morto qualche giorno fa in un campo rom a Roma, perchè la sua casa ha preso fuoco, ecco mentre tutto questo succede si tagliano i fondi ai poliziotti, alle forze dell'ordine che sono con le pezze al culo.Che manifestano pure alla mostra del cinema di Venezia chiedendo di venire ascoltati.

La protesta del Coisp a Venezia.

Questi difensori della cristianità che non ci dicono che fine fanno gli eritrei che mandiamo in Libia, dall'amico Gheddafi, di cosa succede in certi campi in mezzo al deserto.Potrei continuare, ma sono troppo contento di aver passato lo scritto di Fisica Generale I e non voglio deprimermi.

Ma vorrei chiedere conto a noi, che andiamo a Messa la domenica, che siamo persone civili, che hanno studiato, cosa ne pensiamo.

martedì 24 agosto 2010

Afghanistan. Apocalypse now, the sequel.

Sembra irreale. Una partita a Risiko. Peccato che sia tutto sangue, cadaveri e teste cadute sul campo. Ecco cosa un ricercatore della Columbia University è riuscito a fare con i dati resi noti da Wikileaks.
Un video in cui i puntini rossi che sembrano rimbalzare da una parte all'altra rappresentano i nuovi attentati compiuti dai talebani sul terrtorio afghano, che sembra fuggito ad ogni controllo.
Ed è, lo ripeto, un terrificante colpo d'occhio.
E noi lì c'abbiamo mandato i nostri soldati. A fare che? Per cosa rifinanziamo ogni anno la missione? Che obbiettivi ci sono, quali priorità?

Visualisation of Activity in Afghanistan using the Wikileaks data from Mike Dewar on Vimeo.

L'ultima picconata, amorevole. O forse c'ha presi sempre "un po' " in giro.

"Picconava per amore".

Questo è stato detto nell'omelia del funerale di Francesco Cossiga. Sì, picconava, si faceva beffe del potere, rilasciava dichiarazioni a nastro in cui mischiava verità e menzone, calunnie e fatti che ormai poc'altri sanno (al funerale avrei squadrato bene Andreotti, concedetemi). Ma quelli come me sono troppo giovani per aver vissuto o anche ricordare qualcosa della splendida eopea di questo ex ministro degli interni (durante il caso Moro), questo ex presidente della Repubblica (dopo Pertini), questo uomo di potere.
Troppo giovani, non li abbiamo vissuti quegli anni, ed ora è tutto così diverso.
Era un uomo amorevole però, così si è detto, sembrava un mistico quando da giovane andava a pregare in chiesa. Era un uomo amore, sì.

Ed infatti nell'autunno 2009 così si pronunciava:

"In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perche' pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...''. ''Lasciar fare gli universitari, Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita', infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta'''. ''Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra' sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri'', ha affermato Cossiga. ''Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pieta' e mandarli tutti in ospedale - ha continuato - Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta', ma picchiarli epicchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano''. ''Soprattutto i docenti - ha sottolineato - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si'."

Sì insomma, picchiare a sangue le maestre ragazzine. E gli studenti. E per chi era in piazza quei giorni, come il sottoscritto, è un po' difficile capire come queste esternazioni possano essere espressione d'amore. Non ce la faccio proprio a capire.

Ma insomma, lo sappiamo che la memoria in Italia non la caga nessuno, che dobbiamo aver pietà dei morti. Ma fino a che punto?

Un'ironia pungente, non c'è che dire. Non ci resta che ridere insomma.


Questo era un buon programma, una canzone che gli dedichiamo, sempre con molta ironia.

domenica 22 agosto 2010

Post-ferragosto

Torno a scrivere dopo un sacco di tempo. Scrivevo di più, l'anno scorso in questi stessi giorni. Ma ci voleva una pausa, da maggio in poi mesi troppo pieni per scrivere qualcosa di significativo, c'è bisogno di attenzione anche per le singole virgole, per non svuotare ciò che stai vivendo e sentendo vergando pensieri banali e copia-incolla sul tuo schermo bianco.

Non che mi illuda, non so a quanti importasse di ciò che si trova scritto su questa pagina e su http://fratture.blogspot.com/, ma alla fine quando apri una sorta di blog, cominci a tenerci, perchè è una cosa che per quanto "poca" fatica costi mantenere, hai deciso di riversarci del tuo. Di cominciare a far sentire la tua, e per pochi che possano sentirla, non è una cattiva sensazione.

Presuntuoso, in cerca di facili complimenti, ragazzo impegnato, cazzaro sparacazzate, se ne possono dire tante e quando se ne dicono allmeno sai che hai mosso qualcosa.

E' una bella sensazione. Mentre scrivo è pure finito il disco dei Black Flag, "Damaged", che avevo messo su. e me ne sono accorto alla fine della frase precedente. Bene vuol dire che sono concentrato su ciò che scrivo. Toh, è partito "Plans" dei Dinosaur jr. Vorrei vederli in concerto un giorno e scrivere anche del loro concerto.

Well I followed you at times

things that touched me slipped my mind

If you'll help me then I'll try

Then I'll believe it

I need time, could you explain

I've been caught up in my pain

And it's really not the sameYou can see it

C'è bisogno di tempo, per non svuotare ciò che vivi, svilirlo, provando a scriverne senza riuscire a cavarne qualcosa. L'amore, i momenti che vivi, l'amicizia ti richiedono al 100%. Vanno gustati, assaporati come l'ultimo sigaro che venerdì sera un mio amico è andato a farsi mentre si parlava di quant'eravamo mona al liceo, e di quanto ci siamo divertiti adesso, che ci divertiamo anche adesso a raccontarlo, nonostante la sessione autunnale all'università, nonostante il tipo della finanza che con cordialità ti saluta bestemmiandoti addosso al posto di blocco.

Ho commesso un errore da principiante, di quelli che il professore di italiano ti marchia con un quattro. Ho probabilmente fatto un introduzione più lunga di ciò che volevo parlare. Ma d'altronde è appena passato ferragosto, sono tornato da una settimana dal campo con i bambini, da due sono tornato da Parigi e ancora non posso dire che "non vivrei da nessun'altra parte", dico che ci tornerei appena ne avessi la possibilità.

E' ferragosto e noi ci preoccupavamo delle strade intasate e del tempo e dell'afa, e del ristorante che diamine dovevamo prenotarlo. e ora che si fa? Il che si fa se lo saranno chiesti anche i clandestini rinchiusi nei centri di permanenza temporanea in attesa di un rimpatrio. Qualcuno è salito sui tetti, qualcuno si è rotto le scatole di stare in 40 in stanze da 8. E dire che sono cose che si sanno, Fabrizio Gatti de L'Espresso c'ha scritto un libro-reportage stupendo, "Bilal", Indymedia e peacereporter lo scrivono ogni santa settimana, eh se vabbè, idiota di Cappellaro.

http://piemonte.indymedia.org/article/9679

Ieri era ferragosto, ci preoccupavamo del tempo. Oggi di cosa ci preoccupiamo? Io mi preoccuperò di ciò che scriverò nel prossimo post, tra le altre cose, probabilmente. Ma ci sono tante altre cose, degli amori adolescenti che nascono sulle spiagge, delle ragazzine che scoprono quanto sono fighi i ragazzi dell'ombrellone o della stanza accanto, di noi che ci ricordiamo di quand'avevamo l'età delle ragazzine, e in fondo queste sono le cose del Ferragosto provinciale, che non c'abbiamo molto altro. Ovvero, non abbiamo molto altro che sia poetico.

E allora la buttiamo in poesia, per così dire, senza le stonature che che un articolo può farti sentire dentro.


L'arte di niente.
Sperando via sia piaciuto il comeback, riapro la bottega di Fratture.

venerdì 4 giugno 2010

15 anni e leghista.

Tempo fa avrei voluto scrivere di Bersani che si emozionava, quasi, quando lo pungevano sul vivo, quasi uno scatto d'orgoglio del vecchio dirigente comunista, quasi che il pd non fosse completamente anestetizzato.
Magari mi ero illuso, può benissimo essere. Però oggi c'è un qualcosa che invece mi inquieta.
Irene Zanichelli ha 15 anni, è la più giovane leghista del Parmense.

http://women-parma.blogautore.repubblica.it/2010/05/11/irene-leghista-a-15-anni/

http://tv.repubblica.it/edizione/parma/irene-15-anni-e-leghista/46790?video&pagefrom=1

Scrive Maurizio Bracconi su Repubblica che forse, guardando quest'intervista e leggendo ciò che dice, viene il dubbio che i leghisti di domani, quelli che terranno le redini, non saranno così equilibrati, così moderati come il buon Zaia, come il buon Cota, belli, eleganti, politically correct (?).
Il solito stillicidio di luoghi comuni, gli immigrati, i musulmani, l'unità d'Italia che fu una bufala, e si stava bene con gli Asburgo e via dicendo.

Irene ha 15 anni, molto tempo davanti, si possono imparare tante cose. Non ha la disillusione dei giovani orfani a sinistra che vanno al Mayday e allo Sherwood Festival, che votano turandosi il naso.
Ha una caparbietà che è invidiabile. Una lucidità nel ribadire le tesi di un Borghezio, di un Gentilini, che lasciano stupiti.

Forse per questo, io, un po' inquieto lo divento.
Non resta che tornare alle equazioni differenziali di Bernoulli senza farsi alcuna domanda che non riguardi la sostituzione giusta da fare.

lunedì 26 aprile 2010

Eduardo.


Eduardo Alves da Silva (Rio de Janeiro, 25 febbraio 1983) è un calciatore croato di origine brasiliana, attaccante dell'Arsenal e della Nazionale croata.

Cito pari pari da Wikipedia. I pochi che leggeranno si domanderanno come mai tra tutti i volti che avrei potuto postare ho scelto quello di Eduardo. Un calciatore, e non è che sia un fanatico, di quelli che scartabellano i tabellini dei marcatori anche della seconda divisione austriaca.
Ma come diceva Edmondo Berselli, che ci ha lasciati da poco, e se non sapete chi è andatevelo a cercare, che il calcio è una potente allegoria della vita. Forse non lo diceva il grande Edmondo, ma c'è del vero in quelle parole.
Eduardo Da Silva sinfortuna gravemente il 23 febbraio 2008. La Gazzetta dello Sport riporta la notizia in questi termini:
Grave infortunio per l'attaccante croato di origini brasiliane dell'Arsenal Eduardo da Silva. Il giocatore, 25 anni lunedì prossimo, è stato vittima di un intervento durissimo, anche se apparentemente non cattivo, da parte di Martin Taylor, difensore del Birmingham, che è stato prontamente espulso.

Si decise di non mandare in onda le terribili immagini dell'entrata su Eduardo. Troppo forti secondo alcuni. La gamba si spezza, Eduardo cade a terra, non si rialza. Serve la bombola dell'ossigeno, ed esce tra gli applausi dello stadio, e non so se li abbia sentiti.
Doppia frattura, tibia e perone, stagione finita. Niente europei con la sua Croazia.
Ecco, non avrebbe avuto senso , quello sì, postare la foto di Eduardo felice dopo aver segnato un goal. Di quelle immagini sono piene le pagine rosa della Gazzetta, si infarciscono le domeniche pomeriggio. Aveva più senso parlare di ciò che successe dopo, quando l'operazione finisce e ti ritrovi con le stampelle, e allora decidi cosa fare. Come, se tirarti su.
Ti ricorderanno i tifosi? O sbiadirai con i loro ricordi delle tue incursioni in area? riuscirai a recuperare?
Non so come Eduardo abbia recuperato e come l'abbia vissuta, lo vedi sorridente qui però, sarà la foto di circostanza, sarà che non è un cupo britannico, sarà che sorrideva sincero.
Non è sparito, non è sbiadito, e forse sarà che non lo hanno messo in soffitta ad impolverare, come a volte succede con le cose che non servono più e che si sono rotte. Le soffitte delle case sono piene di cose così, cose a cui non avresti mai rinunciato e che si sono rotte, e c'hai rinunciato.

Ma Eduardo c'era ed è tornato. Dicembre 2008, ritorna. Squadra riserve dell'Arsenal. Ma i medici sono dubbiosi, sembra aver recuperato troppo velocemente ed non sono nemmeno sicuri che avrebbe potuto tornare ad essere quello che era, quello della prima della prima tripletta nel derby di Zagabria, quando ancora giocava con la Dinamo. E non viviamo a Zagabria, che forse capiremmo meglio che leggenda dev'essere stato, forse meglio di Vlaovic.
Ma il 16 febbraio Eduardo mostra che non ci sta. Non ci sta al destino che lo vuole come uno finito troppo presto, e si aggrappa ad una partita di FA Cup. C'è il Cardiff da strapazzare, e non è uno squadrone è vero, ma lui c'è comunque, anche nella semplice partita di coppa d'Inghilterra. Segna una doppietta.
E' tornato? Sì, è tornato.

E allora ecco perchè raccontare di Eduardo, con questa prosa zoppicante, senza il rigore del cronista sportivo, senza l'incisività dello scrittore.
Ed ecco perchè raccontare di questo calciatore, e non del patatrac del partito dell'amore, delle guerre che non si devono sapere, del forzaleghismo che combatte i più deboli, delle lotte degli studenti e dei lavoratori, che non sono ancora fuori moda.
Ci sono i grandi giornali, ecco. Stasera volevo parlare di Eduardo, per ricordarci che lui s'è alzato. Molti non l'hanno fatto, sono rimasti a terra, il tackle era troppo duro ed ha fatto ancora più male. E sarà illudersi, ma c'era bisogno di scrivere che qualcuno ha sperato ed ha avuto ragione, che qualcuno ha creduto e nel piccolo s'è aggiustato.
Con tutti i pesi che portiamo sulla schiena, c'è comunque il sorriso di segnare ogni tanto un goal, sia anche ad una squadretta di dilettanti.

Ci sono storie che vanno raccontate, come stasera, e più dei numeri e dei grafici, e dei grandi discorsi sui massimi sistemi è il sorriso di uno a cui stasera fischieranno le orecchie e che domani scenderà in campo a ricordarci che no, certe lotte non le facciamo per niente, certe pagine non si scrivono da sole.

domenica 18 aprile 2010

Tool. Ovvero parlare di musica in modo complicato.

Eye on the TV
'cause tragedy thrills me
Whatever flavour it happens to be

Like:
"Killed by the husband" ...
"Drowned by the ocean" ...
"Shot by his own son" ...
"She used a poison in his tea,
Then kissed him goodbye"
That's my kind of story
It's no fun 'till someone dies.

Don't look at me like I am a monster
Frown out your one face, but with the other
Stare like a junkie into the TV
Stare like a zombie while the mother holds her child,
Watches him die,
Hands to the sky cryin "why, oh why?"

Cause I need to watch things die from a distance...



Lo spirito profetico della musica e di certi gruppi è impressionante. E i Tool hanno sempre fatto parte di una ristretta cerchia di innovatori, al di là dei già labili steccati tra i generi musicali, al di là di musica e letteratura, di musica e arti visive.

"Ho bisogno di guardare le cose che muoiono,da una certa distanza".
Che siano i droni che bombardano la montagne afgane e i villaggi dove si vive in compagie delle aquile, che siano le migliaia di speciali in cui ci divertiamo con l'orrido, con mastoplastiche per aumentare i seni di dimenticate celebrità, speciali sui massacri casalinghi e plastici e conduttori che giocano a fare i detective vittoriano.

Paccottiglia, alienazione.

E i tool non la raccontano la evocano partendo da dentro, senza dare coordinate, senno i 10000 giorni di agonia della madre di James Maynard Keenan che danno il titolo al loro ultimo disco. E anche lì tutto è distrutto e riscritto senza dover rendere conto ad alcuno, tra fuochi, immagini profondamente inquietanti ed flebili raggi di luce che sfondano lo sprofondare delle coscienze.
E' lo spirito, la coscienza di una decadenza che non ci ha abbandonato, che si nutre di ciò che è nascosto sotto le pagine patinate di Vogue, Men's Health, di grafici asfittici delle curve di mercato, e non ti colpisce allo stomaco come la violenza di Bret Easton Ellis in "American Psycho", dove il ragazzo della porta accanto Pat Bateman seviziava e mutilava crudelmente delle ragazze al termine di una difficile giornata a Wall Street.
E' qualcosa che scorre in profondità, al di sotto della superficie di questi tempi.

Invasioni barbariche, crociate, banalità imperante, e lo sdegno d'un baudelaire che stende "Les Fleurs du mal", sotto la luce della Parigi dei grandi boulevards ottocenteschi. Allora era la generazione dei romantici ad aver fallito, l'echec, il fallimento, l'inettitudine ad affrontare il pragmatismo borghese.

E la furia.
Che oggi è rimasta negli eredi del simbolismo ottocentesco.
Definizione pretenziosa, lo capisco.
Da Fibonacci a Baudelaire.




sabato 10 aprile 2010

Saladino arriva in cammello, mangiando un kebab

Sì, ieri sera mi sono guardato "Le Crociate" su Rete 4. Filmaccio magari, pieno di refusi storici, ma gradevole.
E poi esco di casa e mi accorgo che Saladino è già arrivato, e noi, bianchi e cristiani, saremo annientati, noi e la nostra cultura millenaria.
Kebab, intenet point, sono i segni dell'inarrestabile degrado della società occidentale.
Altro che T.S Eliot e la sua " The waste land", altro che le fabbriche che chiudono i battenti e la cassa integrazione che si esaurisce, altro che tutto il resto, il marcio sta entrando e viene dall'Arabia. Difendiamo le nostre donne e i nostri bambini dal Saladino che mangia l'immondo kebab.

Così si esprime il vice capogruppo del PDL a Firenze:


“Una città snaturata da kebab e internet point ovunque può arrivare a produrre conseguenze drammatiche, fino ad episodi come il duplice omicidio di due giorni fa nella zona di Santa Maria Novella”.
“Mentre il sindaco Renzi annuncia la battaglia contro il degrado, il giorno di Pasqua si verifica un episodio come questo, frutto della sottovalutazione dei problemi. Non è con le dichiarazioni ad effetto o con le comparsate in tv che si ottengono risultati, ma con un attento lavoro sul territorio in sinergia con le forze dell’ordine”.
“Le norme ci sono, basta applicarle cosi come hanno fatto le amministrazioni governate dal centro destra”.


Ovviamente non parlo sul serio. Purtroppo la Giocoli sì: il kebab induce non al semplice omicidio, ma al duplice, e solo le amministrazioni di centro-destra sanno pplicare le regole. Dubbi random.

Però stavo pensando che se vivessi a Prato probabilmente sarei etichettato come un pericoloso sbandato. In quanto frequentatore di Internet Point e mangiatore di kebab.
Sapete com'è, le mense universitarie a volte sono veramente troppo piene.


Sì a Mc Donald's, ma occhio agli arabi sozzoni.

martedì 6 aprile 2010

Sciopero dei dipinti.



Non così irreale, vista la scarsa considerazione che in Italia abbiamo per la cultura.

Pasqua, o meglio: credevate nella lotta?

I post-pranzi delle varie festività forniscono sempre spunti interessanti di riflessione, non c'è che dire.
Non credo ci possa essere nulla di più antiestetico di trovarsi davanti al pc con la camicia mezza aperti, i pantaloni che scoppiano, l'abbiocco che risale la china, non avessi dormito in questi giorni, musicaccia che lo stereo spara sui muri della stanza.
Poco attraente, ma soddisfatto e con la pancia piena. E allora c'è tempo per buttare giù qualcosa, tra una stretta di mani e l'altra, ed io non devo partecipare a nessuna convention di partito.
E così posso augurare una buona Pasqua a qualcuno, e vista l'ora anche una buona uscita a Pasquetta, una buona grigliata, gli amici e le persone a cui tiene, un bicchier di Cabernet e poi tutto ricomincia.
Preambolo forse inutile. Tant'è.
Premetto, non ce la si prenda mica per i toni. E ho scritto troppo lo so. Che volete farci, non me la prendo se non leggete.

Buona Pasqua ai Rom, di Roma, Milano, che hanno la casa in zone di rimozione forzata. Saà un augurio a persone poco popolari, forse, d'altronde non sono loro ad insidiare le nostre belle e morigerate donne con le loro sudicie manacce? E lo sappiamo tutti, che rubano. Ma non potrebbe fregarmene di meno, mi frega invece dell'ignoranza, colpevole come i ladruncoli e i molestatori. L'ignoranza di chi non distingue per esempio tra Rom e Zingari, chi usa con disinvoltura una parola invece di un'altra, per chi sdogana brutti concetti e distribuisce salviettine per disinfettarsi dopo aver toccato uno zingaro/romeno/negro/cazzo
neimmigrato.

Pericolo.

Fatto sta che in nome della sicurezza gli stiamo demolendo la casa. Forse a questo punto dovremmo eliminare direttamente le persone. Si fa prima. Peccato, anche loro avevano diritto ad una buona Pasqua.

http://it.peacereporter.net/articolo/17904/Smantellare+il+campo+rom+Casilino+900
http://it.peacereporter.net/articolo/11637/
http://www.reportonline.it/2010032241780/cronaca/arezzo-la-lega-distribuisce-disinfettante-anti-immigrati.html


Buona Pasqua anche ai carcerati, e anche a quelli che la Pasqua non l'hanno potuto festeggiare perchè in carcere ci sono crepati, suicidi oppure perchè... Ecco è proprio questo il punto, alcuni non sappiamo nemmeno perchè ci sono rimasti, e dire che qualcuno qualche livido e qualche occhio nero ce l'aveva, ma abbiamo perso un altra occasione per fare chiarezza. Peccato, ma continuo a sperare.
http://metilparaben.blogspot.com/2010/04/avanti-il-prossimo-16.html


Una buona Pasqua ai governatori Cota e Zaia, a cui auguro di far un buon lavoro. Solo, forse non era il caso di travestirsi da paladini della vita, da censori della famigerata pillola RU486, e poi fare sbito marcia indietro. Puzza da ipocrisia, puzza da accordo sottobanco con certe gerarchie vaticane, insomma, puzza un pochino.
E forse era meglio parlare con calma di un dramma che lascia comunque un segno indelebile nell'animo di qualsiasi donna che compia questa scelta.


Una buona Pasqua anche ai lavoratori, ai precari, ai cassintegrati, a quelli che cominciano a perdere la speranza. Già, perchè c'è stata la social card, 40 euro mensili che nemmeno a tutti sono arrivati, c'è stata la detassazione degli straordinari, ma tanto non c'era lavoro. Ed ora è arrivato l'arbitrato. Mi spiego:

È qui che scatta la trappola del dl. 1167. Esso prevede infatti (art. 33, comma 9) che al momento di sottoscrivere un contratto di lavoro davanti a una delle tante commissioni locali cui è attribuito il compito di certificare se il contratto stesso definisce un'occupazione alle dipendenze oppure un lavoro autonomo (tipo collaboratore a progetto), di durata determinata oppure indeterminata e altre condizioni, il lavoratore deve compiere una scelta drastica. Deve cioè aderire, o rifiutare, un compromesso con il quale s' impegna, nel caso sorgano future controversie di lavoro, a rinunciare al ricorso al giudice a favore di una procedura di arbitrato o di conciliazione. Dei quali, stante lo squilibrio socio-economico che sussiste tra le due parti, si può agevolmente prevedere l' esito. Tanto che la stessa Corte costituzionale si è più volte pronunciata contro il ricorso all'arbitrato nelle controversie di lavoro.
http://www.chainworkers.org/node/706

http://www.precaria.org/
Jonnhy Tremonti e Wynona Gelmini.
Tagliamo un posto qui e un posto lì.

Una buona Pasqua anche a noi studenti, e chi lo sa che Pasqua ci augureremo di passare tra due, tre quattro anni e chi lo sa dove ci manderanno, cosa ci faranno pagare e cosa faranno passare.
Passino cose come cassare la resistenza antifascista dai programmi di storia delle superiori (la nostra costituzioneè spuntata dal nulla, e poi chi la considera ancora? E' così comunista!), che si programmino laboratori e non ci siano i fondi, ma poi leggo che si propongono stage come commessi da Luois Vuitton...
http://www.uniriot.org/uniriotII/index.php?option=com_content&view=article&id=1485:napoli-esplode-la-farsa-stage&catid=85:comunicati&Itemid=279

Mi dicono poi che il liberismo ha i giorni contati.
http://www.youtube.com/watch?v=5AetpvPofB8&feature=related

Fine. Buona Pasqua!