martedì 16 marzo 2010

Cie. Centri di permanenza? Qualcuno avanza dei dubbi.


Pensavo che forse, dopo le condanne per i terribili fatti di Genova del 2001, certe pratiche un po' losche fossero state messe da parte.
Riprendo quanto scritto da macerie.org, e spero che ciò possa invitare qualcuno alla riflessione. I ragazzi che scrivono forse peccheranno per foga, veemenza, qualcuno magari dirà ingenuità o faziosità, ma è sintomatico il fatto che di questi tempi, con un razzismo becero ed incallito che serpeggia sempre meno nell'ombra, queste storie non trovino l'attenzione dei grandi media.
Più preoccupati perchè Sarkozy non ha mai dimenticato Cecilia, e poi ci sono le porcate grandi e piccole della maggioranza di governo, lo scandalo dei preti pedofili e via dicendo.
A chi vuoi che gliene importe di una manciata di negri?
Non c'è buonismo in queste parole, forse è vero, come dicono certi, che sarebbe stato meglio se non fossero mai arrivati. Sarebbe meglio se ripartissero subito, con il camel e la barchetta, come diceva il buon Prosperini, quelli che diceva che i comunisti non lavorano e poi faceva affari con il dittatore comunista eritreo, Afewerki. Mentre i profughi eritrei spariscono misteriosamente, nel deserto, nei campi di detenzione in Libia.
Ma tant'è, che anche manifestare forse non servì a granchè.

Ecco la storia, comunque.

«Ieri Joy è stata trasferita dal Cie di Modena a quello di Ponte Galeria. Sappiamo bene cosa significa questo: che entro un paio di giorni la vogliono espellere. Pare che proprio ieri a Ponte Galeria sia entrato qualcuno dell’ambasciata nigeriana per fare i riconoscimenti di una decina di nigeriane - tra cui anche Hellen, testimone del tentato stupro - azione che prelude sempre all’espulsione a brevissimo termine.
Dunque le voci che giravano riguardo alle pressioni della questura di Milano perché Joy venisse espulsa - nonostante avesse intrapreso un percorso per ottenere l’articolo 18 come vittima di tratta - sono confermate.
Non è bastato alla questura di Milano ‘far sparire’, nella notte fra l’11 e il 12 febbraio, le cinque ragazze dalle carceri in cui erano rinchiuse per riportarle nei Cie. Pur di proteggere Vittorio Addesso, i suoi colleghi sono disposti ad agire nelle maniere più vili.
La storia di Joy ci dimostra come gli apparati repressivi e di controllo dello Stato esigano soprattutto che i ricatti sessuali che ogni donna e trans subisce dentro i Cie rimangano taciuti. La forza che hanno dimostrato Hellen e Joy fa paura, perché è la forza che smaschera la verità di quello che accade dentro le mura di quei lager per migranti. Gli aguzzini che li controllano stanno facendo di tutto per impedire che questo precedente apra un varco o una breccia in quelle mura.
E che nessuno/a ci venga più a dire che in Italia ci sono leggi contro la violenza sessuale e lo stalking e che è necessario denunciare. Chiunque, da oggi in poi, ancora lo pensa si ricordi bene questo: le forze dell’ordine hanno licenza di stuprare anche grazie alle coperture di cui godono e di un apparato istituzionale connivente.»

(da noinonsiamocomplici)


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