Eduardo Alves da Silva (Rio de Janeiro, 25 febbraio 1983) è un calciatore croato di origine brasiliana, attaccante dell'Arsenal e della Nazionale croata.
Cito pari pari da Wikipedia. I pochi che leggeranno si domanderanno come mai tra tutti i volti che avrei potuto postare ho scelto quello di Eduardo. Un calciatore, e non è che sia un fanatico, di quelli che scartabellano i tabellini dei marcatori anche della seconda divisione austriaca.
Ma come diceva Edmondo Berselli, che ci ha lasciati da poco, e se non sapete chi è andatevelo a cercare, che il calcio è una potente allegoria della vita. Forse non lo diceva il grande Edmondo, ma c'è del vero in quelle parole.
Eduardo Da Silva sinfortuna gravemente il 23 febbraio 2008. La Gazzetta dello Sport riporta la notizia in questi termini:
Grave infortunio per l'attaccante croato di origini brasiliane dell'Arsenal Eduardo da Silva. Il giocatore, 25 anni lunedì prossimo, è stato vittima di un intervento durissimo, anche se apparentemente non cattivo, da parte di Martin Taylor, difensore del Birmingham, che è stato prontamente espulso.
Si decise di non mandare in onda le terribili immagini dell'entrata su Eduardo. Troppo forti secondo alcuni. La gamba si spezza, Eduardo cade a terra, non si rialza. Serve la bombola dell'ossigeno, ed esce tra gli applausi dello stadio, e non so se li abbia sentiti.
Doppia frattura, tibia e perone, stagione finita. Niente europei con la sua Croazia.
Ecco, non avrebbe avuto senso , quello sì, postare la foto di Eduardo felice dopo aver segnato un goal. Di quelle immagini sono piene le pagine rosa della Gazzetta, si infarciscono le domeniche pomeriggio. Aveva più senso parlare di ciò che successe dopo, quando l'operazione finisce e ti ritrovi con le stampelle, e allora decidi cosa fare. Come, se tirarti su.
Ti ricorderanno i tifosi? O sbiadirai con i loro ricordi delle tue incursioni in area? riuscirai a recuperare?
Non so come Eduardo abbia recuperato e come l'abbia vissuta, lo vedi sorridente qui però, sarà la foto di circostanza, sarà che non è un cupo britannico, sarà che sorrideva sincero.
Non è sparito, non è sbiadito, e forse sarà che non lo hanno messo in soffitta ad impolverare, come a volte succede con le cose che non servono più e che si sono rotte. Le soffitte delle case sono piene di cose così, cose a cui non avresti mai rinunciato e che si sono rotte, e c'hai rinunciato.
Ma Eduardo c'era ed è tornato. Dicembre 2008, ritorna. Squadra riserve dell'Arsenal. Ma i medici sono dubbiosi, sembra aver recuperato troppo velocemente ed non sono nemmeno sicuri che avrebbe potuto tornare ad essere quello che era, quello della prima della prima tripletta nel derby di Zagabria, quando ancora giocava con la Dinamo. E non viviamo a Zagabria, che forse capiremmo meglio che leggenda dev'essere stato, forse meglio di Vlaovic.
Ma il 16 febbraio Eduardo mostra che non ci sta. Non ci sta al destino che lo vuole come uno finito troppo presto, e si aggrappa ad una partita di FA Cup. C'è il Cardiff da strapazzare, e non è uno squadrone è vero, ma lui c'è comunque, anche nella semplice partita di coppa d'Inghilterra. Segna una doppietta.
E' tornato? Sì, è tornato.
E allora ecco perchè raccontare di Eduardo, con questa prosa zoppicante, senza il rigore del cronista sportivo, senza l'incisività dello scrittore.
Ed ecco perchè raccontare di questo calciatore, e non del patatrac del partito dell'amore, delle guerre che non si devono sapere, del forzaleghismo che combatte i più deboli, delle lotte degli studenti e dei lavoratori, che non sono ancora fuori moda.
Ci sono i grandi giornali, ecco. Stasera volevo parlare di Eduardo, per ricordarci che lui s'è alzato. Molti non l'hanno fatto, sono rimasti a terra, il tackle era troppo duro ed ha fatto ancora più male. E sarà illudersi, ma c'era bisogno di scrivere che qualcuno ha sperato ed ha avuto ragione, che qualcuno ha creduto e nel piccolo s'è aggiustato.
Con tutti i pesi che portiamo sulla schiena, c'è comunque il sorriso di segnare ogni tanto un goal, sia anche ad una squadretta di dilettanti.
Ci sono storie che vanno raccontate, come stasera, e più dei numeri e dei grafici, e dei grandi discorsi sui massimi sistemi è il sorriso di uno a cui stasera fischieranno le orecchie e che domani scenderà in campo a ricordarci che no, certe lotte non le facciamo per niente, certe pagine non si scrivono da sole.





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