domenica 18 aprile 2010

Tool. Ovvero parlare di musica in modo complicato.

Eye on the TV
'cause tragedy thrills me
Whatever flavour it happens to be

Like:
"Killed by the husband" ...
"Drowned by the ocean" ...
"Shot by his own son" ...
"She used a poison in his tea,
Then kissed him goodbye"
That's my kind of story
It's no fun 'till someone dies.

Don't look at me like I am a monster
Frown out your one face, but with the other
Stare like a junkie into the TV
Stare like a zombie while the mother holds her child,
Watches him die,
Hands to the sky cryin "why, oh why?"

Cause I need to watch things die from a distance...



Lo spirito profetico della musica e di certi gruppi è impressionante. E i Tool hanno sempre fatto parte di una ristretta cerchia di innovatori, al di là dei già labili steccati tra i generi musicali, al di là di musica e letteratura, di musica e arti visive.

"Ho bisogno di guardare le cose che muoiono,da una certa distanza".
Che siano i droni che bombardano la montagne afgane e i villaggi dove si vive in compagie delle aquile, che siano le migliaia di speciali in cui ci divertiamo con l'orrido, con mastoplastiche per aumentare i seni di dimenticate celebrità, speciali sui massacri casalinghi e plastici e conduttori che giocano a fare i detective vittoriano.

Paccottiglia, alienazione.

E i tool non la raccontano la evocano partendo da dentro, senza dare coordinate, senno i 10000 giorni di agonia della madre di James Maynard Keenan che danno il titolo al loro ultimo disco. E anche lì tutto è distrutto e riscritto senza dover rendere conto ad alcuno, tra fuochi, immagini profondamente inquietanti ed flebili raggi di luce che sfondano lo sprofondare delle coscienze.
E' lo spirito, la coscienza di una decadenza che non ci ha abbandonato, che si nutre di ciò che è nascosto sotto le pagine patinate di Vogue, Men's Health, di grafici asfittici delle curve di mercato, e non ti colpisce allo stomaco come la violenza di Bret Easton Ellis in "American Psycho", dove il ragazzo della porta accanto Pat Bateman seviziava e mutilava crudelmente delle ragazze al termine di una difficile giornata a Wall Street.
E' qualcosa che scorre in profondità, al di sotto della superficie di questi tempi.

Invasioni barbariche, crociate, banalità imperante, e lo sdegno d'un baudelaire che stende "Les Fleurs du mal", sotto la luce della Parigi dei grandi boulevards ottocenteschi. Allora era la generazione dei romantici ad aver fallito, l'echec, il fallimento, l'inettitudine ad affrontare il pragmatismo borghese.

E la furia.
Che oggi è rimasta negli eredi del simbolismo ottocentesco.
Definizione pretenziosa, lo capisco.
Da Fibonacci a Baudelaire.




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