mercoledì 29 settembre 2010

Teenage riot. Ovvero De iuventute.

Teenage riot in a public station

gonna fight and tear it up in a hypernation

for you

[Sonic Youth, "Teenage riot"]

Sonic Youth, oggi punto di partenza per riflessioni amarognole.

Gli anni ottanta stano per finire. Sta per finire l'era di Ronald Reagan, sta per finire la prima Repubblica, travolta dallo scandalo di Tangentopoli, sta per finire uno dei periodi più belli per la scena underground statunitense: questi anni sono stati gli anni di gruppi come Black Flag, Minutemen, Mission of Burma, Fugazi, Dinosaur jr. e i succitati Sonic Youth. Non solo loro, a dire il vero, ma a nominarli tutti ci dilungheremmo troppo. Anni che stanno per finire, stanno per finire schiacciati in mezzo agli assoli di Slash, nell'ultimo rantolo del rock che era stato per lo più sesso e droga e poco "& roll", e alla disperazione, al nichilismo del grunge. Che diventa ben presto l'inno di unintera generazione disillusa, che in Kurt Cobain trova il megafono della sua sensazione di inadeguatezza. Finirà come sappiamo: contratti con i giganti del mercato discografico, unplugged con MTV, e un colpo in testa con un fucile e il dolore dei fan.

Non fa per me la nostalgia di epoche mai vissute, che sembra sempre andar di moda tra giovani intellettualini, ma erano anni duri, almeno a sentire chi li cantava e chi ne scriveva. E la teenage riot che cantano Kim Gordon e soci sembra preannunciare la sommossa di L.A del 1992, quando la polizia uccise un giovane afroamericano.

Ne ho già parlato a proposito di Tracy Chapman e dei Rage Against the Machine, nomi che spero non vi siano sconosciuti.

Altri tempi. L'ho già detto e rischio di diventare noioso come quei vecchi che al bar del paese ti apostrofano con un "Ai miei tempi!", che ai loro tempi le cose sì se le sono sudate, ora la strada è sempre in discesa.

Altri tempi nel senso che crescono i dubbi sulla capacità dei ragazzi di riuscire a costruire qualcosa che non siano quattro gruppi su Feisbuc, o una semplice manifestazione studentesca per ottenere la carta igienica nei bagni. Certo ora per fortuna è arrivata la Gelmini con le sua riforma, è arrivato il ministro La Russa e le sue bellissime attività formative con il supporto dell'esercito (leggere per credere).

http://it.peacereporter.net/articolo/24373/Libro+e+moschetto%2C+italiano+perfetto+-+3http://it.peacereporter.net/upload/3/36/364/3641/36419.PDF

E allora anche io sono sceso e scenderò in piazza. Continuerò a fare le mie manifestazioni, a partecipare alle assemblee, anche se fai fatica, che ogni ora sembra buona per portarti avanti con lo studio, che a volte sembrano ore perse.

Ci si continua a credere e ad essere ottimisti. Fino ad un certo punto.

Fino a quando mi renderò conto che alla fine alla maggior parte degli universitari vuole i suoi nove corsi all'anno e pure di qualità, e non gliene può fregare di meno del ricercatore di matematica o lettere antiche. Come disse un ragazzo ad un'assemblea di maggio:

"Ma siamo proprio sicuri che in quest'Italia la maggior parte delle persone non ci veda semplicemente come degli sfigati che stanno tutto il giorno in uno stanzino davanti ad un computer?"

E' una provocazione ovviamente. Ma chissà che tutto ciò che si sta facendo, porti veramente a muovere qualche coscienza. Possiamo marciare, possiamo informare, e tanti ragazzi stanno lavorando egregiamente, ma a volte la sensazione è quella di seminare sulla pietra. O no?

E concludendo, è veramente interessante saltare di palo in frasca, buttare pensieri in libertà senza preoccuparsi di connessioni logiche già precarie quando nascono nella mente. Ma che ci si può? Di questi tempi ringrazio Dio di sentire di avere ancora qualcosa da scrivere.

Allenati per la vita. E chi è morto in Afghanistan ed in Iraq? Come le spieghiamo quelle cose lì?

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